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Gli studenti leggono meno di dieci anni fa Gli studenti leggono meno di dieci anni fa
di Massino Centini

Gli studenti italiani leggono meno di dieci anni fa. Questo in sostanza il dato che da qualche tempo è oggetto di riflessione da parte degli addetti ai lavori dell’editoria e degli esperti di didattica. Eppure sembra proprio che i dati parlino chiaro: ad esempio, nel 1997 il 7,4% dei ragazzi in età scolare aveva letto più di dodici libri in un anno, attualmente la media è scesa al sei per cento.
Ma c’è una percentuale che sconcerta ancora di più: dieci anni fa il 5,1% del target intervistato aveva ammesso di non aver letto neppure un libro in un anno; attualmente quella media è salita al 9,5%!
In pratica è quasi raddoppiato il numero degli studenti che non legge neppure un libro all’anno.
La fascia che comprende il maggior numero di lettori è costituita da studenti del liceo classico, con circa otto libri letti all’anno; la più bassa è invece rappresentata dagli allievi degli istituti professionali dove la media di lettura si ferma a 4,6 libri all’anno.
Le scelte di lettura sono sostanzialmente invariate negli ultimi dieci anni: al primo posto le riviste, poi i quotidiani; tra i libri prevale il genere giallo, poi i fumetti, seguono l’horror e la fantascienza.
Diversificata la scelta degli autori: certo ci sono quelli cult delle giovani generazioni, come Federico Moccia, ma, tra le prime posizioni, troviamo anche alcuni classici come Luigi Pirandello.
In un continuo crescendo, la Bowling di Harry Potter ha via via strappato la palma di leader a Stephen King, che adesso segna il passo rispetto ad una decina di anni fa.
Comunque, scelte a parte, quanto è oggetto di ampie discussioni è la necessità di individuare gli strumenti e i mezzi per trovare il modo di far leggere di più i ragazzi. Perché, per quanto si voglia fare voli pindarici di diversa entità, la media è veramente bassa.
Qualcuno dirà che quelle percentuali riflettono quelle degli adulti (non dimentichiamo che noi italiani siamo tra gli ultimi nella classifica europea delle lettura), ma è anche vero che il livello di scolarizzazione è cresciuto, e che la maggioranza dei genitori degli attuali 15-20enni ha, in media, un background scolare e culturale maggiore di quello dei loro genitori.
Ma non basta. Non siamo un popolo di viaggiatori, poeti e artisti, ma non di lettori: è uno status dal quale sembra interessi poco venir fuori. Molte le “cause” per trovare una giustificazione della non lettura: dalla mancanza di tempo al costo dei libri; anche se si tratta comunque di scuse. Infatti, nel primo caso basta ridurre il tempo che si dedica alla televisione e a Internet; mentre nel secondo, tra biblioteche, libri venduti a basso costo e dati in omaggio con quotidiani e riviste, si riesce a leggere con costo zero o comunque molto ridotto.
Di certo la Rete ha attentato senza esclusione di colpi alla lettura: la concorrenza è forte e spietata, spesso insostenibile. Con Internet i nostri figli e nipoti, già da piccoli, imparano a far le ricerche servendosi del computer: per loro l’enciclopedia è al massimo un cd!
Gli esperti avvertono che la mancanza di approccio al libro, utilizzato per varie attività, da quella di semplice svago a quella eminentemente conoscitiva, favorisce subdolamente il cosiddetto analfabetismo di ritorno, con tutta una serie di ricadute nei rapporti sociali e un conseguente peggioramento della qualità della vita.
Se ai giovani è fondamentale insegnare alcune norme di comportamento sociale, etico, igienico, ecc., è altrettanto importante riuscire a trovare il modo per fargli capire che la lettura è un’attività necessaria per sorreggere il proprio benessere interiore, per favorire i rapporti e muoversi con maggiore disinvoltura nel mondo. Spesso, poi, quando ci si rende conto del ruolo determinante della lettura è troppo tardi e per tutta una serie di motivi, non si riesce più a recuperare il tempo perduto. E comunque, chi ci riesce, rappresenta una piccola percentuale.
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