I giovani, la “ricerca” e Internet
di Massimo Centini
C’era il tempo delle “ricerche”: quello che molti di noi, delle passate generazioni, hanno vissuto facendo lo slalom tra vecchi libri di testo che fosse possibile ritagliare senza far danni ed enciclopedie tipo “Conoscere” o i mitici “Quindici”. Roba che adesso è quasi materiale da archeologia della didattica. Forse c’è il rischio che qualcuno ci trovi addirittura qualcosa di diseducativo, magari di pericoloso…
Altri tempi: belli o brutti, secondo pareri che comunque non troveranno mai un accordo.
Tempi decisamente diversi da quelli attuali in cui le ricerche sembra siano diventate una sorta di taglia e incolla attraverso testi, foto, ecc. scaricati da Internet. O meglio, cannibalizzati, come dicono gli esperti. Definizione che rende bene l’idea.
Il 70% degli studenti del terzo millennio possiede un pc a casa; oltre il 50% dei giovani italiani in età scolare afferma di studiare tanto sui libri quanto su materiale scaricato. Gli strumenti informatici sono comunque utilizzati con una certa frequenza nelle varie fasi dell’apprendimento: infatti, almeno il 30% del tempo dedicato allo studio è di loro dominio.
La presenza del computer e della Rete è direttamente proporzionale all’età degli studenti. Quasi il 40% degli studenti-lavoratori ammette di studiare solo con l’ausilio di Internet.
Il mezzo informatico, pur con tutti gli innegabili vantaggi, presenta, per gli studenti, alcuni aspetti negativi: prima di tutto fa perdere il contatto con le fonti, in quanto nella selva della Rete spesso è difficile, in particolare per chi non conosce a fondo l’argomento, stabilire l’attendibilità del riferimento.
Allontana sempre di più dal normale ciclo “cartaceo”, che almeno consente di stabilizzare il risultato della ricerca, nel bene o nel male; inoltre esalta la virtualità: infatti è possibile fare ricerche, impaginarle, lavorarle, spedirle, senza aver neppure buttato giù un appunto sul classico notes, senza avere un’idea precisa del “peso” del lavoro effettuato.
E poi c’è il by-pass costituito dal correttore automatico: anche gli strafalcioni più grossi adesso hanno un capro espiatorio che si fa carico delle lacune di chi scrive e che dietro ad esso riesce a mascherarsi.
Che Internet costituisca un valido contributo allo studio è innegabile, però bisogna ricordare che le macchine ci mettono la tecnologia e la velocità, la potenza, la memoria, ma il cervello deve mettercelo l’uomo. Sempre.
Quindi anche se, forse per fortuna (?), il tempo delle ricerche effettuate con forbici e colla è finito, non bisogna dimenticare che, quantomeno per chi è all’inizio dell’esperienza intellettuale all’interno del mondo della scuola, forse il vecchio metodo può aver ancora qualcosa di buono di dare. A cominciare dal buon uso del “taglia incolla”: un’arte che spesso è brutalizzata dal word, mezzo un po’ ruffiano che ha la capacità di spersonalizzare il testo ammaestrandolo ad obbedire a qualunque nuovo padrone.
Insomma le “ricerche” di oggi dovrebbero saper guardare a quelle di ieri. Almeno un po’. Tanto per continuare a metterci il cervello…