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Pericolo e-mail Pericolo e-mail
di Massimo Centini

Pericolo e-mail! A lanciare l’allarme non sono i soliti profeti di negatività che demonizzano tutto ciò che viene dal mondo dell’informatica, ma gli esperti del mondo del lavoro: le voci giungono sia dagli imprenditori che dai sindacati. Tutti uniti contro il moderno sistema di comunicazione che, dati alla mano, avrebbe i devastante potere di danneggiare a più livelli il nostro rapporto con il lavoro.
Infatti, lettura, cancellazioni, risposte, archiviazione, stampa, ecc. della posta elettronica, determinano milioni di giornate di lavoro perse. Una quantità rilevantissima, che si abbatte pesantemente sull’andamento della produttività, creando scompensi anche problematici.
Senza voler celebrare lo stacanovismo, è innegabile che il controllo della posta elettronica è una di quelle attività determinanti un vero e proprio attentato alla concentrazione. Un problema che si ripercuote non solo sulla produttività “pro-padrone”, ma anche sul dipendente che, perdendo la concentrazione, si stanca di più quando deve ritrovare il modus operandi che gli consente di rimettersi all’opera secondo i soliti canoni.
Per avere un’indicazione precisa di quanto pesi questa situazione, basti dire che almeno l’ottanta per cento delle persone che fanno uso di e-mail con una certa frequenza - per lavoro e non - negli ultimi due anni ha praticamente dimezzato il periodo intercorrente tra un controllo e l’altro. Ormai si calcola che il cinquanta per cento dei facenti uso, effettuano un controllo circa ogni venti minuti. Non effettuarlo spesso determina uno stato d’ansia che può essere risolto solo con il controllo.
In realtà è più corretto parlare di controlli, in quanto oltre alla verifica dell’indirizzo del lavoro, si effettuano controlli sulla casella personale, con ulteriore aggiunta di perdita di tempo.
Un’azienda di medie dimensioni, riceve in media circa duecento e-mail al giorno: numero che richiederebbe un addetto incaricato di occuparsi esclusivamente di quello specifico ruolo. Impossibile. Comunque un carico di lavoro il cui peso può essere percepito solo osservando il problema globalmente. Secondo una recente ricerca, solo nel Regno Unito, sono quattordici milioni le giornate di lavoro perse per dedicare la dovuta attenzione alle e-mail.
L’aumento delle problematiche è esponenzialmente correlato all’aumento dei messaggi che per quanto possa essere regolato da filtri e altri sistemi di controllo, si ingigantisce a vista d’occhio.
Ogni anno vi è un totale aumento del sessanta per cento dei dati digitali che entro un paio d’anni potrebbero raggiungere la macroscopica quantità di 1800 miliardi di gigabyte. Cifra facile da scrivere, ma difficile quantificare fisicamente, anche mettendoci tutta la nostra fantasia. Insomma, un bel problema.
A tutto ciò si aggiunga che il monitoraggio della nostro stile di vita in fatto di e-mail definisce un quadro per certi aspetti “inquietante”.
Partiamo dal dato più semplice: l’ottanta per cento dei possessori di una casella controllano la posta elettronica ogni giorno: il sessanta per cento, più di dieci volte, con punte di trenta: il riferimento è ai controllo extra-lavoro.
Fin qui potremmo ancora essere nella normalità (?).
Il problema si aggrava davanti ad altre percentuali sul controllo attuato attraverso il telefonino: il 53% lo effettua a letto, prima di dormire e il 37% in bagno. Un significativo 12% per cento ammette di leggere i messaggi in chiesa, durante la messa…
In pratica ci sono tutti gli estremi per cominciare a parlare di dipendenza da lettura di e-mail, che determina un atteggiamento per molti aspetti nevrotico, fomentando l’ansia e creando stati che vorrebbero essere di continua all’erta, senza un cedimento dell’attenzione.
Se a tutto questo si aggiunge il mare magnum di sms che quotidianamente danno l’assalto ai nostri telefonini, si raggiunge una situazione paradossale, per molti aspetti travolgente.
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