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Recensione: Musica d'organo e un afata regina: "svelato" il mistero di villa Carme Sylva
» Carmen Sylva la fata regina
Un mistero varesino
Carmen Sylva Musica d'organo e un afata regina: "svelato" il mistero di villa Carme Sylva
di Elisa Polveroni

Scoprirsi scrittori a sessant' anni e coltivare quella passione senza sosta, mettendo in bacheca premi e riconoscimenti. Questa è la storia di Fernanda Montorfano, oggi 86enne, varesina doc che ha recentemente dato alle stampe il libro "Carmen Sylva, la fata regina, un mistero varesino" (Macchione editore, con la prefazione di Silvio Raffo). La scrittrice risiede nella casa di riposo, Villa Puricelli di Bodio Lomnago: gli anni che passano non le consentono più di partecipare agli eventi in suo onore, ma accetta volentieri di scambiare qualche parola sulla sua ultima creazione letteraria. L'ultima e la più sentita, perché racconta di un'esperienza che ha segnato tutta la sua esistenza. «Questo è un libro autobiografico - spiega Ferdinanda Montorfano -, tutto quello che c'è scritto è vero. L'ho vissuto io». Che sia una premessa necessaria, lo si capisce fin dalle prime pagine del romanzo, incentrato sul racconto di un' esperienza ai limite dell'umano. Le suggestioni sono legate appunto a villa Carmen Sylva, sul colle dei Miogni, adesso di proprietà della famiglia Ranza: una costruzione unica nel suo genere, che salta agli occhi per il fatto di essere distante dall' architettura occidentale. Tutta torrette e pinnacoli, questa dimora signorile ispirata alle costruzioni della Transilvania e come loro affascinante e misteriosa, diventa nel libro della Montorfano un castello incantato. Quando era piccòla, la signora Fernanda tornava da scuola e passava proprio davanti alla villa: dalla torretta, sentiva provenire una musica bellissima, la Toccata e fuga di Bach, suonata con l'organo. Fatto strano, però, nessun altro riusciva a percepire quelle note dolci e potenti insieme. Nel romanzo, questa avventura ritorna, con qualche aggiunta romanzesca.
«Mia madre ha sempre raccontato di aver vissuto veramente questo fatto - dice la figlia Tiziana, anch'ella scrittrice e poetessa con diversi premi all'attivo - Allora, quando era bambina, non poteva darsi una spiegazione, ma nella vita si sono ripetute alcune coincidenze molto particolari».
Quali?La regina Elisabetta di Romania (1843-1916), cui è dedicata la casa varesina., era anche una poetessa e si firmava con lo pseudonimo di Carmen Sylva, lo stesso riportato sul singolare edificio d'inizio '900. Ebbene: la signora Fernanda ha scoperto in seguito, leggendo i diari di uno scrittore francese, Pierre Loti (tradotti e riportati nel libro) che la regina amava suonare l'organo. E in particolare, interpretando la Toccata e fuga di Bach.
Lo scoprì incontrando per caso, su un aereo, il nipote di Loti. Altro fatto strano. Questa scoperta, insieme ad altre suggestioni tra storia, leggenda e fantasia, hanno fatto scoccare la scintilla della creazione letteraria: Fernanda Montorfano, da allora, sente questa presenza come fosse un suo alter ego. Non un temibile fantasma, ma una fata benevola. «L'altra notte - dice con un filo di voce, ma con gli occhi appassionati come quelli della protagonista del suo libro, la piccola Elisa l'ho anche sognata. Mi ha detto che avrebbe vegliato su di me, che mi avrebbe protetta. È come se fosse qui con me, in questo momento».
Un caso di reincarnazione? Chissà, ma strane coincidenze e particolari misteriosi inducono anche i più razionali a restare affascinati. Il libro, il racconto di questa fusione tra le due personalità: la sposa tedesca del re romeno Carlo I, in realtà a Varese non venne mai. Le fu comunque dedicata una villa in città progettata da un architetto che prese ispirazione proprio dalla sua dimora nobiliare in terra romena.
Restare indifferenti a quella costruzione, è quasi impossibile: per la sua imponenza, ma anche e ,soprattutto per la sua stranezza architettonica, che le consegna un aspetto solenne, quasi inquietante.
Di sicuro, la fantasia di Fernanda ne è rimasta colpita per sempre, fino ad arrivare ad una sorta di autoidentiflcazione. Un mistero varesino, non c'è che dire: per svelarlo, non resta che leggere il libro.



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